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sabato 5 marzo 2011

Le vere origini del cristianesimo: Mithra e Zoroastro



Gli dei sumerici erano comuni a gran parte del Medio Oriente; magari cambiavano i nomi, ma le attribuzioni restavano le stesse, come Ishtar che presso i Fenici prendeva il nome di Astarte, pur restando sempre la protettrice delle donne e dell'amore. Faceva invece eccezione l'Iran, in cui veniva adorato Mithra.

Il culto del dio aveva rituali segreti e sacrifici cruenti; i misteri mithriaci erano riservati ai soli uomini; nati come culto della vegetazione, erano basati su due divinità, una delle quali doveva morire per assicurare la fertilità e poi rinascere. Riparleremo più avanti di questo culto, che fu portato in Italia dai soldati dell'esercito romano nel I secolo a. C., e da qui si propagò nei paesi dell'area germanica, in Gallia, Britannia e Spagna, dove ebbe enorme fortuna.

Zoroastro fu il fondatore di un movimento religioso nella Persia del VI-V secolo prima di Cristo. Nato nell'odierno Afghanistan nel 630, egli desiderava diventare sacerdote, ma si ribellò all'imperante culto mithriaco, rifiutandosi di sacrificare animali. Decise allora di abbandonare il sacerdozio per fare un lungo periodo di meditazione solitaria; all'età di trent'anni ricevette una rivelazione da Vohu Manah, un angelo mandatogli dal dio supremo Ahura Mazda. Egli divenne allora profeta della nuova religione e combatté con ancora maggior foga i sacrifici di animali, convinto che anche questi avessero un'anima. Dopo dieci anni di predicazione e di feroci dissidi con i sacerdoti di Mithra, egli lasciò il suo paese e raggiunse la Persia, dove ebbe la fortuna di convertire il re Ciro il Grande; la conversione appianò tutte le sue difficoltà ed egli rimase in Persia a fare proseliti fino alla sua morte, avvenuta a settantasette anni.

Lo Zoroastrismo era una religione basata sull'adorazione di Ahura Mazda, dal nome del quale fu detta Mazdeismo. Fu la prima religione dualistica, che definì il male non come manifestazione del divino, ma derivante da un principio del tutto separato.
Il dio supremo era l'incarnazione della bontà, della verità e della luce, creatore dell'universo, degli uomini e degli animali; alla fine dei tempi egli avrebbe giudicato le anime, premiando i buoni e punendo i malvagi. Nell'arduo compito di badare al mondo veniva aiutato dallo Spirito Santo suo figlio e da sei santi immortali. I nomi di questi santi compaiono ancora sui calendari tradizionali iraniani; sono protettori della terra, degli animali, del fuoco, dell'acqua, dei metalli e delle piante. Il culto del dio si svolgeva nei "Templi di fuoco", costruzioni a forma di torre, così chiamati perché vi ardeva sempre un fuoco, che veniva spento soltanto alla morte del re, per essere riacceso dal suo successore.
Antagonista di Ahura Mazda era Angra Mainyu, spirito malvagio, o Ahriman; egli era il dio del male, delle tenebre, della menzogna, di tutto ciò che era nefasto ed impuro; poteva causare ben 9999 malattie.
Come il dio del bene veniva aiutato dagli angeli, così il dio del male era circondato dai Devas, i demoni. Le milizie delle due parti si affrontavano in assetto di guerra, come due eserciti ben addestrati.
Il mondo, quindi, era diviso in due: l'uomo doveva scegliere da che parte stare. Se decideva di condurre una vita giusta concorreva alla vittoria del bene, che comunque era destinato a vincere sul male.
Al tempo del giudizio universale Ahura Mazda avrebbe diviso i malvagi dai buoni: i primi sarebbero sprofondati nel metallo fuso, i secondi avrebbero potuto vivere in eterno in un mondo senza dolore, malattia o morte.
Ahura Mazda aveva creato una sorgente di vita, il Toro, subito ucciso da Ahriman; ma dal suo seme sparso sulla terra erano nati il primo uomo e la prima donna.
Il malvagio Ahriman aveva sedotto la donna con offerte di frutti maturi e di latte; in seguito anche l'uomo aveva ceduto al peccato. Essi avevano così perso il paradiso ed in più si erano trovati la terra infestata da serpenti ed altri rettili, animali cari ad Ahriman.

Come si può vedere, lo Zoroastrismo influì su molte religioni, in particolare sul Cristianesimo e sull'Ebraismo: nelle tre religioni troviamo identici concetti di angeli, demoni, resurrezione della carne, paradiso e giudizio universale. Concetti derivati dal Mazdzeismo si ritrovano nei Manichei, nei neo-platonici, nella Gnosi e nella religione islamica.

I sacerdoti del culto di Ahura Mazda si chiamavano Magi. Essi erano divisi in gradi successivi: apprendista, maestro e maestro perfetto. Tutti si occupavano di scienza della divinazione ed affermavano che la verità era l'oggetto dei loro studi; il loro libro sacro era l'Avesta, paragonabile alla Bibbia per i Cristiani.
Ma i libri più interessanti per le concezioni magiche del Mazdeismo sono i Vendidad, elenchi di pratiche contro i demoni e di precetti magici.

Una grandissima attenzione veniva prestata alle unghie ed ai capelli: una volta tagliate, se lasciate in giro queste parti diventavano preda del male. Questa superstizione si è conservata per secoli: in Turchia, in Armenia e nella pampa argentina i capelli tagliati vengono ancora oggi nascosti nei muri o negli alberi cavi; presso alcune tribù africane i capelli vanno consegnati allo stregone, che li seppellisce per evitare operazioni di magia nera sul proprietario delle ciocche.
Altri rituali erano diretti contro le mosche, che nei paesi a clima molto caldo possono rappresentare una tale calamità da dar ragione a Zoroastro, che le considerava entità demoniache.
Una cerimonia particolare contro le mosche veniva eseguita sui cadaveri, prima che fossero toccati, affinché la "diavolessa mosca" non li contaminasse; chi violava il tabù veniva costretto ad un complicato e sgradevole rito di purificazione, che durava nove giorni ed era fatto con aspersioni alternate di acqua ed urina di bue; il rituale era accompagnato da formule molto simili a quelle cattoliche di esorcismo per gli indemoniati.

I riti funebri consistevano nell'esporre la salma sulle "Torri del silenzio", finché gli avvoltoi scarnificavano totalmente il corpo; questa cerimonia impediva che il corpo contaminasse l'acqua, il fuoco o la terra, essendo esso preda di demoni malefici e quindi impuro. Il cerimoniale durava tre giorni ed era accompagnato da formule di scongiuro e di propiziazione; le ossa rimaste venivano raccolte negli ossari.

Autore: Devon Scott
Il testo è tratto da Tradizioni perdute di Devon Scott, edizioni Lunaris.



LA RELIGIONE DI MITRA

La sua origine si perde nella notte dei tempi ma venne rielaborata e organizzata nel VII° secolo a.C. da Zaratustra o Zoroastro che ebbe la rivelazione dal Dio Aura Mazda e compose un vangelo chiamato Avesta e lo presentò al suo sovrano re dell'Iran Vishtaspa che l'adottò come religione di Stato.
Dopo la sua diffusione in India, Persia e in Siria arrivò in tutto il Medio Oriente, nel III a.C. secolo era già conosciuta in Egitto e nel I secolo a.C. era una forte realtà in Cilicia patria di Paolo e da qui si estese su tutto il territorio dell'impero Romano.

Gli studiosi hanno accertato grandi corrispondenze tra le predicazioni e scritti di Paolo e il contenutodi questa religione.

Il Dio Aura Mazda aveva un figlio chiamato Mitra che discese dal cielo attraverso il concepimento di una vergine ad opera del Dio Aura Mazda.
Fu adorato dai pastori che gli offrirono in dono le primizie dei greggi e dei frutti della terra. Cresciuto in virtù e saggezza, dette inizio alla sua attività redentrice predicando la morale Mazdeista. Una morale che indirizzandosi soprattutto agli umili e agli oppressi, veniva riassunta in una predica, detta delle 'Beatitudini", nella quale Mitra prometteva una ricompensa di felicità eterna dopo la morte a coloro che con rassegnazione avessero sopportato l'oppressione e le ingiustizie su questa terra.

Nel Vangelo di Mitra venivano raccontati gli attacchi che egli aveva ricevuto da parte dei suoi nemici, i seguaci del principe delle tenebre Arimane (Angra Maniu) e dei suoi demoni, gli angeli del male. La sua passione è del tutto simile a quella degli altri Salvatori appartenenti agli altri Culti dei Misteri.
Ucciso dopo essere stato torturato, fu appeso a un palo e fatto resuscitare il terzo giorno dalla morte dopo essere disceso agli inferi. Nel vangelo avestico viene riportata anche l'ultima cena che Mitra consumò con i suoi apostoli.
Dopo aver trasformato il pane e il vino nel corpo e sangue proprio e aver detto loro che se lo avessero mangiato e bevuto avrebbero ricevuto la vita eterna, promise che alla fine dei mondo sarebbe ridisceso sulla terra su un carro tirato da cavalli per giudicare, dall'alto di una nube, i vivi e i morti che sarebbero usciti dalle tombe ritornando in possesso dei loro corpi (ressurrezione della carne).

Compiuta così la sua missione sulla terra e lasciato ai suoi discepoli il compito di propagare la sua dottrina, Mitra veniva fatto risalire in cielo dove si riuniva con il padre Aura Mazda in una trinità in attesa del giudizio universale.
Dopo di che, con la fine del mondo, con annientamento della materia, ritornando tutto allo stato precedente la creazione. (La favola di Cristo Luigi Cascioli pag. 77)
Mitra era il tramite tra il cielo e la terra, fra Dio e l'umanità. era L'uomo Dio, il Redentore del Mondo il Salvatore. (Il gallo canta ancora - Karlheinz Deschner pag. 70)

Il giorno di nascita di Mitra era il 25 dicembre.
A lui veniva consacrato il primo giorno della settimana cioè la domenica.
La comunità di Mitra era strutturata in modo strettamente gerarchico con a capo una persona chiamata Pater patrum (padre dei padri):
I sacerdoti si chiamavano "Padri" e i fedeli "fratelli".

Il culto mitriaco conosceva sette sacramenti come ora la chiesa cattolica.
Il culto di Mitra possedeva un Battesimo, una Cresima e una Comunione consistente in pane e acqua o in un miscuglio d'acqua e di vino, celebrata, come nel Cristianesimo, in memoria dell'ultima cena del Maestro coi suoi discepoli; le ostie erano poi contrassegnate da una croce.
Ai Sacerdoti spettava soprattutto la dispensazione dei Sacramenti e la celebrazione del servizio divino: la messa veniva celebrata quotidianamente, ma la più importante era quella domenicale (nel dies solis): l'officiante pronunciava le sacre formule sul pane e sul vino, nei momenti particolarmente solenni si faceva squillare una campanella e in generale risuonavano lunghi canti accompagnati dalla musica. Sugli altari dei templi di Mitra era accesa una sorta di Luce Perenne.

Le iniziazioni avevano luogo in primavera, come molti Battesimi nella Chiesa antica, e in particolari festività cultuali i peccati venivano purificati col sangue. Padri della Chiesa videro in codeste analogie nient'altro che invenzioni diaboliche (Just., Apoi. 1, 66. Tert., bapt. 5).

I seguaci di Mitra si richiamavano a una Rivelazione, ponevano un diluvio all'inizio della storia e un giudizio universale alla fine; non solo credevano nell'immortalità dell'anima, ma anche nella resurrezione della carne.

Le istanze morali del culto di Mitra, il «Dio Giusto» e il «Dio Santo», non avevano nulla da invidiare a quelle dei cristiani: come i cristiani dovevano imitare il modello del loro padre celeste, allo stesso modo il fedele del vero, giusto e santo Mitra era tenuto a condurre una vita attivamente governata dalla morale.
La sua religione, definita da precisi «comandamenti», perseguiva un rigoroso ideale di purezza; la castità e la temperanza erano annoverate fra le virtù più alte, e anche l'ascesi vi svolgeva un ruolo non secondario.

L'evoluzione delle due religioni presenta non poche analogie: il Mitraicismo, come il Cristianesimo, esercitò dapprima una forte attrazione soprattutto sui ceti più umili della società, conoscendo, per contro, il disprezzo dei Greci e dei Romani colti, finché, come al Cristianesimo, anche al culto mitraico si volsero ben presto le cerchie più influenti della società imperiale romana. Molti signori furono guadagnati alla nuova fede ad opera dei loro schiavi, proprio come accadde al Cristianesimo, e non era raro il caso in cui le più alte cariche religiose venivano ricoperte da schiavi, come nella Chiesa primitiva. «In questa confraternita- scrive il Cumont nella sua classica monografia sul culto di Mitra -spesso gli ultimi erano i primi, e i primi erano gli ultimi, perlomeno esternamente» (Cumont, 72 sgg. Cit., 74. Si veda in particolare 178 sgg.).

Fra il III e il IV secolo la religione mitraica godette presso la corte del medesimo prestigio del Cristianesimo: Diocleziano, Galerio e Licinio consacrarono a Mitra, quale protettore dell'impero, un tempio a Carnuntum, sul Danubio, e Massimiano gli innalzò un Mitrèo in Aquileia. I suoi seguaci erano sparsi dappertutto, dalla Spagna al Reno, dalla Britannia alla Gallia, dove gli furono innalzati dei templi a Londra e a Parigi. La fede mitraica lasciò le proprie tracce addirittura in Scozia.
Allora per numero di adepti e per influenza sembrò sul punto di superare il Cristianesimo, cui fu particolarmente inviso, del quale, per altro, fu da un lato l'avversario più irriducibile, dall'altro il più importante precursore.
Come tutti gli altri culti, anche il Mitriacismo dovette poi soccombere al divieto degli imperatori cattolici: istigati dalla Chiesa, ancora nel IV secolo i suoi fedeli vennero perseguitati dai cristiani, i suoi templi saccheggiati, i suoi sacerdoti assassinati e sepolti nei sacrari rasi al suolo.

Fra le rovine del Mitreo di Saalburg è stato ritrovato lo scheletro incatenato del sacerdote pagano, il cui cadavere era stato sepolto in quel luogo per dissacrarlo in perpetuo (Hyde, 62 con rinvio a Cumont). A parere di molti studiosi la distruzione di questa religione ebbe successo proprio perché i cristiani innalzavano le proprie Chiese sulle rovine degli antichi luoghi di culto; infatti, secondo un'antica credenza, in questo modo la divinità precedente era per così dire resa impotente o addirittura annichilita. Una cripta mitraica pressoché intatta si trova, ad esempio, sotto la chiesa di S. Clemente in Roma, e l'altare è collocato quasi esattamente sopra quello pagano.
La maggior parte dei Mitrei, non meno di quaranta (di cui circa una dozzina solo a Francoforte), sono stati scoperti in Germania, dove il culto di Mitra - dopo le province danubiane - aveva uno dei suoi più importanti punti di forza (Cumont, 47 sgg; 180. Schiitze, 15).

3 commenti:

  1. Auguri a tutti del sito, é molto interessante per studiare sull'origine della religione. Grazie a tutti gli amici dell'italia.

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  2. Molto utile e interessante,complimenti

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  3. Ma se di Mitra non esistono scritture di alcun tipo e anche l'iconografia rimasta é scarna... mi sapete dire quali sono le fonti? E per fonti si intendono prove documentali accertabili, iconografie ecc... non altri siti web perché sennò é come dire che la fonte é quel che ha detto il mio vicino di casa...

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